REPORTAGE DA KABUL – FOCUS AFGHANISTAN 30/4/09

Kabul – Obama dichiara guerra all’oppio. Mossa attesa e, da ieri, Vangelo dopo che il New York Times ha spiegato, forse con qualche forzatura, che gli Stati Uniti pensano di mandare 20mila soldati in tre province del Sud afgano per sconfiggere i talebani che proteggono i campi di papavero ricavandone lauti profitti. Solo soldati? No, anche decine di milioni di dollari per l’agricoltura sempre in chiave anti-oppio. Ma, dice l’articolo, non sarà facile.

afghanistan_kabul-traffic1In una ordinaria giornata in cui il traffico caotico di Kabul ha ripreso il sopravvento dopo tre giorni di calma piatta in attesa di un possibile attentato in grande stile (non verificatosi), la notizia del giorno fa venire in mente anche il quartiere di Wazir Akbarkhan, gentilmente chiamato il rione “dei diplomatici e dei banditi”, dove proprio ieri si è registrata una sparatoria. In realtà pare fossero solo un paio di colpi usciti, chissà se per distrazione o malintenzione, da una delle centinaia di bocche di fuoco di cui sono armati poliziotti e contractor che stan sulle porte di questa zona residenziale, prediletta dai funzionari e nota per essere il luogo dove i signori della guerra e dell’oppio investono i loro ampi proventi: altro che i duecento o i quattrocento milioni (300 secondo il Nyt) che l’anno scorso si sarebbero intascati, come mazzetta o decima per la protezione dei campi, i commander talebani. A Wazir una nuova edilizia dal discutibile gusto vagamente babilonese, arricchito da suggestioni pachistane, persiane o del Golfo, con le inevitabili colonne alla Capitol Hill orlate di capitelli dorici o corinzi, appare come la dimostrazione patente che a Kabul circola un’infinità di denaro di dubbia provenienza. Nella capitale non ci sono solo i soldi della comunità internazionale che, tutt’al più, paga affitti salatissimi nell’esclusivo quartiere eletto a domicilio. Ci son appartamenti vuoti e dai vetri oscurati e persino l’ex generale Dostum, già signore della guerra ora all’estero inseguito da un mandato, ha qui la sua base, da poco tinteggiata di violetto. In effetti la cosa è seccante. E questa ricchezza troppo manifesta sta dando davvero nell’occhio.

afghanistan-bigdaMa gli Stati uniti sembrano più preoccupati di quanto guadagnano i talebani con questa macchina perfetta per far soldi ma che solo in parte controllano. Obama dovrebbe saperlo perché uno dei suoi testi di riferimento è un articolo che ha ormai fatto scuola e che Ahmed Rashid e il professor Barnett Rubin, molto ascoltati dal presidente, hanno scritto su Foreign Affairs nel dicembre scorso: From Great Game to grand bargain. Nel loro articolo-saggio, una piccola Bibbia nel nuovo Obama-pensiero sull’Afghanistan, sostengono che la coltivazione dell’oppio, ormai un elemento portante dell’economia illegale e sommersa, produrrebbe un introito in denaro pari a metà dei proventi derivati dell’export legale afghano (il Nyt dice il 60% del Pil).
Effettivamente l’oppio è il maggior elemento di disturbo nel panorama economico, con una raccolta di 8.200 tonnellate nel 2007, un leggero declino del 6% nel 2008, ma in crescita rispetto al 2006 di oltre il 30%. Inoltre ora l’Afghanistan ha i suoi laboratori in grado di aumentare il valore per unità di peso (si va, a prodotto fresco, dai 108 ai 90 dollari al chilo ma la stessa quantità raffinata e trasformata in eroina vale fino a 2.500 dollari). Il fatto è che la circolazione di questo denaro fuori controllo si travasa, per essere “lavato”, in attività lecite come l’immobiliare. I talebani, che si diceva nel 2007 avessero ricavato dall’oppio una tangente del 10% (100 milioni di dollari su una stima di un giro d’affari di circa un miliardo), nel 2008 avrebbero raddoppiato, se non – dice l’Onu – quadruplicato, gli introiti. L’agenzia dell’Onu che fa queste stime (Unodc) ritiene anche che almeno un un milione di afgani siano usciti dal ciclo produttivo e che ormai, per il 98%, la coltivazione del papavero sia ormai appannaggio del Sud del paese, tra Helmand, Kandahar e Zabul, dove infatti Obama vuole concentrare i suoi sforzi. Ma come? Fumigazioni e incendi delle coltivazioni han fatto cilecca e creato astio tra i contadini. La sostituzione delle coltivazioni funziona, ma molto a rilento. Adesso Obama vuole spezzare il ciclo oppio-guerra anche se bene non si sa come voglia fare. Vuole insomma dare una batosta ai talebani guardiani del prodotto. Ma con i signori dell’oppio di Wazir Akbarkhan come la mettiamo?

Emanuele Giordana

Giovedi’ 30 Aprile 2009

Fonte: http://www.lettera22.it/showart.php?id=10428&rubrica=64

Le possibili soluzioni per contrastare il mercato dell’oppio per usi militari sono state prese in considerazione da varie agenzie legati all’Onu, tra queste ci sono la Undp e la Unops che operano in Afghanistan. Secondo alcuni funzionari dell’agenzia internazionale Usaid, sarebbero in corso delle inchieste per accertare l’effettiva realizzazione di alcuni progetti nel paese.  Leggi l’articolo a http://geoinformazione.wordpress.com/2009/05/01/afghanistan-usaid-agenzie-onu-undp-unops-non-hanno-onorato-gli-impegni/

Un reportage spiega quale tipo di iniziativa sta prendendo piede in Afghanistan, dai risvolti più che soreprendenti considerendo il profitto ricavato.Complessivamente nel 2007 oltre 180.000 ettari afghani erano coltivati ad oppio con una produzione stimata di circa 7000 tonnellate, pari a circa un terzo dell’intero PIL nazionale. Un record, nonostante la presenza militare internazionale;

Fonte: http://meristemi.wordpress.com/2008/06/18/il-futuro-roseo-dellafghanistan/

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