Si potrebbe definire come l’ennesimo intrigo internazionale. La notizia di una nuova inchiesta per corruzione internazionale che coinvolgerebbe il colosso energetico italiano dell’Eni, sta facendo il giro mondo, tranne che in Italia. L’Eni e la sua controllata Saipem, sono state inserite nel libro degli indagati del Pubblico Ministero di Milano, Fabio De Pasquale. La motivazione dietro l’avviso di garanzia è la presunta violazione della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti (n.231/01), di cui il PM milanese crede siano colpevoli le due società italiane. Ma tra gli indagati potrebbero spuntare fuori anche una controllata di Finmeccanica, l’Ansaldo STS, e diverse compagnie italiane operanti soprattutto sui mercati asiatici e del nord-africa, come la Bonatti e la Elettra Energia.
Il fatto. Mercoledì 22 giugno, il Corriere della Sera “sbatte” in prima pagina la notizia di un’inchiesta della procura di Milano nei confronti dell’Eni e di una sua controllata, riguardo al pagamento di tangenti per ottenere concessioni per l’estrazione e lo sfruttamento di alcuni giacimenti in Iraq e Kuwait. La notizia ha un primo riscontro nella Borsa affari di Milano, dove l’indice delle due società viene da subito stimato al ribasso. Il presidente dell’Eni, Paolo Scaroni, si è affrettato nella stessa giornata a rilasciare una comunicazione, dove ha affermato la completa estraneità della sua società.
Intanto le indagini proseguono e dal palazzo della Procura milanese trapelano nuovi dettagli sull’inchiesta. Secondo le prime indagini, la controllata Saipem avrebbe vinto nel 2010 alcuni appalti in Iraq e Kuwait attraverso il pagamento di tangenti: nello specifico si tratta del giacimento petrolifero di Zubair, in Iraq, e quello di Jurassic in Kuwait. Tra gli indagati, infatti, ci sono il vice presidente di Saipem, Nerio Capanna, e il capo progetto di Zubair, Diego Brachi. Per quanto riguarda il coinvolgimento della società Ansaldo STS, non si conoscono ancora i dettagli delle indagini.
L’ante-fatto. La trasmissione televisiva “Report” già in passato aveva provato ad alzare il tappeto in casa Eni: circa sei mesi fa un ex dirigente dell’ufficio moscovita dell’Eni, tale Marco Reali, affermò come ci fossero delle anomalie nel sistema delle gare d’appalto per i giacimenti del Kazakhistan. Reali, che ha guidato la sede in Russia, prima di lasciare l’azienda nel 2005, ha parlato di un sistema di tangenti per ottenere contratti per l’estrazione di petrolio nel giacimento kazako di Kashagan, una delle più grandi riserve offshore al mondo. Se poi si considera il forte legame che c’è tra Eni e il gigante russo di Gazprom, e la proprietà di quest’ultimo su tutte le infrastrutture necessarie al trasporto di gas e petrolio dal Kazakhistan, si può comprendere quali siano gli attori e quale ruolo abbiano in questo “big energy game”.
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