Quasi 190 giorni di isolamento da tutto e tutti: dai propri familiari e dai propri avvocati, di cui solo due sono rimasti in libertà mentre gli altri 33 che componevano il collegio di difesa sono dentro le celle turche con l’accusa di avere a vario titolo appoggiato la rete terroristica del PKK. Abdullah “Apo” Ocalan è da sei mesi in isolamento senza alcuna reale giustificazione.
L’ultimo rifiuto da parte delle autorità turche di Imrali, alla richiesta dei legali di incontrare il leader curdo, è arrivato stamane, con la motivazione delle pessime condizioni meteo per raggiungere l’isola-carcere di Imrali.La società civile curda si è mobilitata contro questo ennesimo abuso, inaugurando il 31 gennaio una marcia che da Ginevra, sede europea delle Nazioni Unite, arriverà il 18 febbraio a Strasburgo davanti al palazzo della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Una lunga marcia per portare la voce del popolo curdo il più vicino possibile alle orecchie di chi può rompere questo isolamento.
La dimostrazione è stata organizzata dalla piattaforma civile denominata Kongra Gel (Kurdistan People’s Congress), definita “organizzazione terroristica” dal Dipartimento di Stato americano.
Anche in Italia sono previste alcune iniziative a sostegno della causa, per portare alla conoscenza dell’opinione pubblica la grave situazione della minoranza curda in Turchia, e le relative violazioni dei diritti civili e politici.
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La lunga marcia dei curdi contro l’indifferenza passa anche per Roma.
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